Trasformare le fratture in bellezza

Esiste un momento in cui tutto si rompe.

Una frattura profonda nella propria narrazione, nella fiducia, nella sensazione di sicurezza che credevamo acquisita. 

La domanda che più delle altre ti tormenta è:

“sarò mai di nuovo chi ero?

La risposta non è quello che pensi.

Nel kinzugi, quando una ceramica si rompe, non si scarta e nè si nasconde la frattura. 

Maria Chiara Pavesi Psicologo clinico online EMDR IPNOSI trauma Trento incidente frattura

Ogni pezzo viene ricomposto con cura, e le cicatrici vengono riempite con oro liquido. 

Non è riparazione nascosta: è trasformazione consapevole.

Il lavoro che facciamo sul trauma funziona così.

Non si tratta di tornare al prima: quello è impossibile e non è nemmeno il vero obiettivo.

Si tratta di stare dentro la frattura

con delicatezza,

di guardarla,

di capire cosa può diventare una volta attraversata.

Con persone che hanno subito o attraversato un’esperienza traumatica non servono riparazioni rapide, ma avere la possibilità di dialogare con tatto e delicatezza in quello che è successo.

Non con urgenza di mettere insieme i pezzi, ma con la disponibilità di stare dentro il dolore e la sofferenza, provare a toccare quelle parti senza paura, riuscire a riconoscerle come una nuova parte di noi.

La tecnica giusta non è mai la stessa per tutti.

Dipende dalla storia,

dalla forma della frattura,

dal tempo.

Si lavora insieme con le emozioni, il corpo, i significati.

Potrebbe essere una combinazione di movimenti, ritmi diversi.

Quello che emerge, nel tempo, è qualcosa di radicale:

la ferita non scompare,

ma smette di fare male e diventa preziosa.

Una trasformazione. 

Una resilienza costruita, non ereditata.

Se il trauma è ancora una domanda senza risposta, se senti che c'è qualcosa da attraversare ma non sai come, se c’è qualcosa che ancora fa male,

quella è la scintilla.

Sono qui per questo: per trovare insieme la modalità giusta per dare un nuovo senso alle ferite.

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Il coraggio dello stupore